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DSA

Questa parte dedicata ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento, DSA, vorrebbe avere l’ intento di rispondere in maniera semplice alle domande più frequenti che le persone normalmente si pongono e ci pongono per avere chiarimenti su dubbi e perplessità legati ai Disturbi Specifici dell’ Apprendimento. Sul sito, troverete anche una parte esposta in maniera più rigorosa, con riferimenti a leggi, a manuali di classificazione, all’eziologia etc. Ma il nostro obiettivo in questa sezione è decisamente quello di parlare il più semplicemente e chiaramente possibile (terra terra insomma …) Parleremo soprattutto di bambini. Anche gli adolescenti o gli adulti (dopo i 18 anni) possono presentare DSA, ma per loro la situazione è un po’ più ”complicata” e più avanti vedremo perché. Di seguito troverete, ci auguriamo, le risposte ad alcune delle più comuni e frequenti domande

 

Si tratta appunto di disturbi nell’apprendimento, nell’ acquisizione e comprensione di alcune abilità specifiche che non permettono una completa autosufficienza scolastica perché le difficoltà riguardano proprio le attività che servono per la “trasmissione della cultura“, come, ad esempio, la lettura, la scrittura e/o il far di conto.

Non è raro che alcuni bambini abbiano difficoltà non solo nella lettura , per esempio, ma anche nei calcoli o in contemporanea ad una scrittura estremamente disordinata o/e che mostra errori grammaticali, oppure difficoltà con i calcoli in presenza di una grafia disordinata In questo caso siamo in presenza di disturbi specifici dell’apprendimento misti.

I disturbi specifici di apprendimento si verificano in soggetti che hanno intelligenza nella norma, con caratteristiche fisiche e mentali nella norma, inoltre è integra la capacità di imparare, quindi i DSA non si verificano in persone con difficoltà intellettive o con un quoziente intellettivo al di sotto della norma.
I disturbi specifici dell’apprendimento non sono contagiosi non si tratta di pidocchi o di qualche strana malattia. Nella stessa famiglia possiamo trovare genitori e/o fratelli con diagnosi di DSA questo perché la DSA ha una componente di familiarità, ma non è EREDITARIA quindi non è sempre detto che in famiglia ci sia qualche altro membro familiare con disturbi specifici dell’apprendimento anche se può capitare.

Non origina da traumi fisici o traumi psichici o da mancanze genitoriali quindi, ai genitori dei bambini con DSA pieni sensi di colpa (Oddio che avrò mai potuto fare di sbagliato con mio figlio!) diciamo che da questo punto di vista devono stare tranquilli e buttare al vento i sensi di colpa ma ci teniamo anche a sottolineare che il lavoro da fare con questi ragazzi non è semplice.

Bella domanda complicata; andiamo con ordine e vediamo insieme punto per punto quali potrebbero essere i segnali da tenere sotto osservazione:

  • Fine prima classe della scuola elementare , quando i risultati di lettura o di calcolo o la scrittura del bambino non sono omogenei rispetto al resto della classe, quindi in “ritardo”
  • Molte maestre hanno una buona preparazione e sono in grado di riconoscere nei bambini queste difficoltà, quindi se la maestra di vostro figlio vi chiede di verificare con una persona competente alcune abilità di vostro figlio non lo sta degradando ma lo sta aiutando!
  • Altre maestre – spesso perché oberate – non hanno il tempo o la preparazione sufficiente per riconoscere nel bambino alcuni segnali. Comunque se l’insegnante vi dovesse dire “ a casa non fa nulla” , “non sa leggere come gli altri “, “non sa le tabelline” … insomma avete capito cosa intendiamo dire, comunque per le lamentele generali sul fatto che il vostro  bambino/a risulta indietro rispetto ai compagni di classe, il consiglio è di consultare il vostro pediatra, parlare con amici che hanno avuto esperienze simili, andate alle ASL di riferimento o in centri privati accreditati e fate fare da specialisti esperti nel campo una accurata valutazione delle reali abilità del bambino.

Quindi, come avrete capito, si manifesta molto presto ma vi consigliamo di tenere le antenne dritte anche alle scuole medie, non si sa mai..

LA DISLESSIA:

Siamo nell’ambito della lettura: il bambino legge con molta lentezza e stentatamente, senza automatismo; confonde le lettere – specialmente quelle che hanno un suono simile (fonema)  (provate a dire t-d,p-b e capirete…) o quei segni che vengono scritti (grafema) confondendoli tra di loro (d-q , u-n come vedete sono invertite le “aste” o capovolte le lettere),inversione di sillabe (da-ad, in-ni) lettere e sillabe vengono omesse o inserite in modo inappropriato (libro-libo, pavimento-pamento, tavolo-tavolovo), difficoltà nel seguire il rigo o nell’andare a capo (si “perdono” letteralmente)

LA DISCALCULIA:

Siamo nell’ambito del “far di conto” quindi della matematica. Si tratta di tutta una serie di difficoltà legate al calcolo; dal non riconoscere un numero (6 e 9 confusi) o difficoltà nella lettura di un numero (12 diventa 21), nell’incapacità di posizionarli (scrivere ottomilanovecentododici per loro è quasi impossibile perché non riconoscono la posizione di migliaia, centinaia, decine e unità il risultato di questa domanda potrebbe essere ad esempio CHE LORO SCRIVANO 800090012, oppure 8000 o ancora 12), difficoltà a svolgere operazioni matematiche (addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione) e nel memorizzare le tabelline, pur dopo lungo esercizio.

LA DISGRAFIA:

Le forme in cui si manifesta la disgrafia riguardano:

  • La posizione del corpo : il bambino nell’atto dello scrivere mostra difficoltà, mostra evidente fatica nel far scorrere la sua mano sulla superficie del quaderno, non impugna correttamente la penna, la mano con cui non scrive non la usa per tenere il foglio fermo.

 

  • La pressione della mano sul foglio: il bambino scrive con una pressione molto irregolare, troppo marcata o troppo leggera, e compie gesti che non sono coerenti con l’attività grafica.

 

  • Utilizzazione dello spazio: il bambino non rispetta la linea di scrittura, procede troppo verso l’alto o troppo verso il basso.

 

  • La direzione: il bambino scrivendo, può improvvisamente cambiare il verso della scrittura da destra verso sinistra.

 

  • La riproduzione di parole o figure: nel riprodurre figure o parole il bambino trova difficoltà nel chiudere le forme, nel definire i particolari. Nel copiare parole o frasi dalla lavagna (compito per lui difficilissimo e da evitare) inverte spesso le sillabe.

 

  • La dimensione: il bambino scrive lettere o troppo grandi o troppo piccole, in ogni caso irregolari.

 

  • La velocità: il bambino scrive molto lentamente, troppo velocemente o a scatti.

Il Disturbo Specifico della Comprensione del testo non è stato ancora definito come disturbo specifico, sebbene risulti tra le condizioni cliniche evolutive possibili.  bambini e ragazzi che presentano tale disturbo, pur avendo un livello di intelligenza nella norma, mostrano significative difficoltà nel cogliere efficacemente il significato di un testo scritto.

L’intervento sui disturbi della comprensione del testo può implicare l’insegnamento di strategie di studio, di autovalutazione e di autocorrezione, nonché l’utilizzo di mappe concettuali e schemi costruiti ad hoc che, riducendo e semplificando il materiale di studio, possano aiutare il ragazzo a rimanere al passo con il programma didattico e a non sperimentare eccessiva frustrazione.

  1. Confrontatevi con le insegnanti: chiedete un incontro, portate i quaderni e valutate insieme.
  2. Se non siete soddisfatti dell’incontro con le insegnati parlatene (portate sempre con voi i quaderni sono un indicatore fondamentale!!) con il pediatra che vi consiglierà sicuramente al meglio. Una strada è quella di rivolgervi alla vostra ASL di appartenenza o presso centri privati (ad esempio un centro estremamente valido che ci sentiamo di consigliarvi è www.ariee.it )
  3. Una volta indirizzati a una struttura, pubblica o privata che sia, avverrà, con uno psicologo o psichiatra, un primo colloquio conoscitivo che valuterà se realmente siamo davanti ad un reale sospetto di disturbo specifico dell’apprendimento. Ipotizziamo che dal colloquio emerga la necessità di andare a valutare le varie sfere di competenza quali saranno i passi successivi ?
  4. Il centro somministrerà al bambino delle prove (test) molto specifici per verificare, ad esempio, le capacità di lettura, calcolo, dettato, attenzione, scrittura, comprensione, memoria… Il risultato di questi test è preciso, sono prove standardizzate e sono le stesse in tutti i centri privati e pubblici presenti in Italia non necessitano di ulteriori “verifiche” e nel caso in cui ci si trovi davanti a DSA la diagnosi è certa e queste valutazioni andranno ripetute una volta l’anno.
  5. Il centro farà una valutazione scritta che andrà poi consegnata alla scuola del bambino. Questa valutazione è fondamentale perché permetterà al bambino di avere (a seconda del tipo di Disturbo Specifico dell’Apprendimento) i necessari supporti ed aiuti per un più facile e sereno processo di apprendimento. Il medico che firmerà la relazione dovrà avere almeno un incontro con i responsabili scolastici preposti, al fine di confrontarsi con loro e di verificare che quanto richiesto negli strumenti compensativi e nei suggerimenti per l’intervento vengano messo in atto nei giusti tempi e nelle giuste modalità.
  6. il professionista è tenuto ad indicare la possibilità dell’utilizzo di strumenti compensativi e misure dispensative, a seconda del tipo di DSA diagnosticato.

Le misure dispensative esentano l’alunno dalle attività che riguardano l’area del deficit e vengono  attuate allo scopo di migliorare la qualità della vita scolastica dello studente con DSA.

Gli strumenti compensativi  sono, invece, ausili che consentono di compensare le difficoltà di esecuzione di compiti automatici, derivanti da un deficit specifico, permettendo così allo studente di approcciare lo studio in modo più sereno e agevole.

Di seguito vengono riportati alcuni esempi di misure dispensative e strumenti compensativi:

  • dare molto tempo per l’esecuzione degli elaborati in classe;
  • non valutare gli errori di ortografia;
  • dispensare dalla lettura ad alta voce in classe;
  • riduzione del carico di lavoro a causa della lentezza esecutiva e delle difficoltà, soprattutto nei compiti a casa;
  • effettuare interrogazioni programmate;
  • utilizzare schemi e mappe concettuali per ridurre il carico della complessità linguistica e favorire la comprensione;
  • uso di formulari e tabelle;
  • uso della calcolatrice ed eventualmente della tavola pitagorica in classe;
  • nella risoluzione di problemi aritmetici utilizzare ove possibile supporti visivi che favoriscano la pianificazione

Il professionista è tenuto a comunicare con la scuola per creare una rete di condivisione di obiettivi e contattare il referente scolastico per i DSA.

Non aspettatevi insegnanti di sostegno!!! Al momento non sono previsti per legge, delle figure professionali all’interno della scuola per il sostegno ai DSA. Quindi il lavoro sarà solo il vostro (giusto per parlare chiaro). Chi si occupa del bambino con DSA ci chiede spesso consiglio rispetto a cosa fare con i compagni di classe, se comunicare o meno la situazione, se mandarli a studiare a casa degli altri bambini.. Non esiste una risposta giusta o sbagliata perché i casi vanno valutati singolarmente tenendo conto delle relative dinamiche scolastiche.

La famiglia deve prendere coscienza del problema ricordando che la strada per il recupero del dislessico è difficile in quanto il carico dei compiti scolastici resta il problema più gravoso per la famiglia stessa.

Per alleggerire questa situazione si può affidare il lavoro scolastico a casa ad una persona estranea alla famiglia, in questo modo si ottengono diversi risultati: migliora il clima familiare, ci si riappropria del ruolo di genitore. Inoltro, ciò aiuta a ridurre l’ansia da prestazione nel bambino e ad aumentare la sua autostima e motivazione allo studio.

Se il bambino è nel primo ciclo della scuola primaria si consiglia di rivolgersi ad un professionista (es. psicologo) per avviare una terapia neuropsicologica volta a riabilitare e/o potenziare gli apprendimenti.

Nelle fasi successive (scuole medie e superiori) si consiglia un intervento sul metodo di studio; lo studente con DSA va aiutato ad acquisire e padroneggiare un corretto metodo che gli consenta di organizzare e apprendere il materiale di studio attraverso strumenti e tecniche a lui più congeniali e quindi più funzionali. Si tratta di un lavoro specifico e personalizzato.

È importante che l’ambiente, soprattutto quello familiare, fornisca appoggio e sostegno allo studente con DSA, aiutandolo nelle strategie di compenso e nella costruzione di un’immagine positiva di sé.

È bene ricordare sempre che chi presenta un DSA può imparare anche se lo fa in maniera un po’ diversa dagli altri.

I tempi e le modalità di studio nei bambini con Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono diversi. I risultati si ottengono ma la strada per ottenerli è differente ed è specifica  a seconda del disturbo specifico da trattare. Il consiglio è quello, ad esempio, di non forzare il bambino nella lettura o nel voler a tutti i costi che impari a memoria la tabellina; questo è solo un modo per creare frustrazione inutile perché non porterà mai risultati sperati:  lui non può riuscirci– quindi l’autostima scende sotto i piedi – e voi vi stressate – quindi anche la vostra autostima genitoriale è destinata a precipitare.

La cosa più importante è salvaguardare da tensioni il rapporto genitori- figlio quindi se non sapete non fate !! Se potete affidatevi a persone competenti poichè sono le uniche in grado di fornire al bambino gli strumenti e le capacità necessarie per un sereno apprendimento.

Se il vostro obiettivo è quello della promozione fine a se stessa nelle elementari con qualche moina all’insegnante si riesce nello scopo, se ci aggiungete anche un paio di ore a settimana con qualcuno che farà i compiti al posto suo (perché di questo si tratta), allora avrete anche una buona dose di compassione da parte dei docenti di riferimento

Diverso invece è se volete offrire a vostro figlio la possibilità di apprendere secondo i propri tempi, modi e ritmi. Questo non solo è possibile ma doveroso nei confronti dei bambini.

Terapia cognitiva fino alla 5°  dopo la prima media metodo di studio

Chi si occupa del bambino/ragazzo con DSA deve effettuare una “presa in carico”, un processo cioè integrato e continuativo con cui si garantisce una coordinazione di interventi che favoriscono la riduzione del disturbo, l’inserimento scolastico, sociale e lavorativo e il più completo sviluppo delle potenzialità dei singoli individui.

Una volta ricevuta la diagnosi di DSA si può intervenire con programmi riabilitativi e/o di potenziamento degli apprendimenti, presso i centri stessi che hanno diagnosticato il disturbo, o presso centri riabilitativi adeguati.

“Riabilitare da un DSA” significa realizzare un lavoro specifico e specialistico con il bambino che lo aiuti a recuperare gli aspetti in cui risulta carente/deficitario al fine di portare la sua prestazione, relativa allo specifico apprendimento, entro il range della norma, calcolata per età e al livello di scolarizzazione. Questo viene realizzato concretamente attraverso esercizi strutturati ad hoc dal professionista (es. psicologo) in base alle caratteristiche del disturbo (livello di gravità, specificità..), all’età del bambino e alle sue caratteristiche personali (capacità di attenzione, memorizzazione, livello di motivazione..).

Il trattamento specialistico mira anche a fornire allo studente con DSA un adeguato metodo di studio che gli consenta di apprendere modalità funzionali di organizzazione e gestione del materiale di studio così da poter affrontare con maggiore serenità e migliori risultati le crescenti richieste della scuola.

Lo specialista che si occupa del trattamento potrà ricorrere all’utilizzo di software specifici atti ad esempio ad automatizzare il processo di lettura per quanto riguarda le abilità strumentali (correttezza e rapidità) oppure programmi che permettono di migliorare gli aspetti metacognitivi per una migliore comprensione del testo scritto. In questo modo si aiuta il bambino/ragazzo a riabilitare, divertendosi, le competenze deficitarie. È evidente che si tratta di un lavoro specialistico che può essere reso solo da un professionista esperto e competente nel campo dei DSA.

Le ripetizioni, relative alle varie materie didattiche, possono rappresentare un ausilio prezioso, specialmente nel caso di ragazzi di scuola media e superiore, poiché aiutano lo studente a non rimanere troppo indietro rispetto al programma scolastico portato avanti dagli insegnanti. Tuttavia, è bene tenere presente che queste non possono in alcun modo supplire al trattamento specialistico richiesto nei casi di DSA!

Uno studente che presenta un Disturbo Specifico di Apprendimento non è semplicemente uno studente svogliato, poco motivato o poco portato, bensì presenta delle difficoltà specifiche che non  gli consentono di stare al passo con i coetanei nell’apprendimento delle varie materie scolastiche. Poiché la sua difficoltà è specifica, necessita di un aiuto altrettanto specifico!

I Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) sono stati riconosciuti a livello normativo per la prima volta nel 2010 con la legge nazionale n.170 dell’8 ottobre 2010; mentre il 12 luglio 2011 sono state divulgate dal MIUR le linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento.

La legge n.170 del 2010 prevede che la diagnosi dei DSA sia effettuata da specialisti del Servizio sanitario nazionale oppure da specialisti privati o strutture accreditate.

Gli specialisti devono essere attivati dalla famiglia la quale solitamente viene preventivamente invitata a farlo dagli insegnanti. La diagnosi verrà poi consegnata dai Servizi ai genitori i quali avranno cura di consegnarla alla scuola che a sua volta sarà tenuta ad attivare gli interventi adatti al caso. In particolare, come previsto dall’art. 6 comma 3 del Decreto M.I. del 12 luglio 2011, vanno opportunamente modificati i criteri valutativi previsti, anche per quanto riguarda le prove nazionali INVALSI, in linea con le modalità valutative individualizzate predisposte per ogni alunno con DSA così come previsto dal comma 2 del citato art. 6. Inoltre, come previsto dalle linee guida allegate al citato decreto si deve predisporre un Piano Educativo Personalizzato.

È bene tenere presente che i Disturbi Specifici di Apprendimento incidono pesantemente sulla vita scolastica e relazionale dello studente. Spesso il bambino con DSA non riconosciuto e/o non trattato adeguatamente, sviluppa problematiche di natura emotivo-comportamentale (es. demotivazione, scarsa autostima, tendenza al ritiro e all’isolamento, condotte auto ed etero-aggressive, ecc.).

ATTENZIONE: Questi sono una conseguenza e non la causa del Disturbo Specifico di Apprendimento!

Il bambino/ragazzo con DSA è consapevole delle proprie difficoltà, di conseguenza tende ad evitare le materie o gli ambiti dell’apprendimento in cui è richiesta la specifica competenza in cui si percepisce carente. Questo atteggiamento viene spesso attribuito a svogliatezza, a scarso impegno e gli errori spesso sono definiti come “distrazione”, “sbadataggine”, “poca voglia di impegnarsi”.

Il susseguirsi di risultati negativi e fallimenti scolastici è psicologicamente devastante per lo studente con DSA che finisce con il percepirsi inadeguato ad affrontare il mondo, si sente meno bravo rispetto ai suoi coetanei (più stupido!). Questa situazione lo porta a sentirsi poco amato dagli altri, a volte compatito perché “poveretto non ce la fa”, “è nato così”, “non ha voglia di fare niente”, “chissà cosa diventerà da grande”. Anche queste aspettative negative nei suoi confronti contribuiscono a minare la sua autostima e la sua visione del mondo e causano ansia da prestazione, atteggiamenti rinunciatari e perdita di fiducia in se stesso.

 

LINK  UTILE:

http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dsa

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